Grasevina, il croato dalle radici italiane
La Croazia è una grande terra di vendemmia e la Grasevina è il vitigno bianco più diffuso.
Pubblicato il 29/08/2017

La Croazia infatti è una grande terra di vendemmia e vanta una produzione enologica impressionante dal punto di vista quantitativo e qualitativo, con punte di eccellenza tra i bianchi e i vini passiti. L’uva bianca più diffusa è la Grasevina, che corrisponde al nostro Riesling Italico anche se i diversi terroir dettano differenze incolmabili tra le due varietà. Presente quasi esclusivamente nella parte continentale della nazione, soprattutto nella regione di Pozega e della Slavonia, la Grasevina raggiunge i massimi livelli nel territorio della città di Kutjevo. L’area di produzione si estende per 800 ettari; i filari si trovano tra i 200 e i 300 metri di altitudine e poggiamo su terreni molto minerali e ricchi di roccia friabile. Il clima della zona è continentale, con temperature piuttosto basse e umidità elevata per cui le uve maturano tardivamente e la vendemmia non avviene mai prima della seconda metà di ottobre.

La tenuta fu fondata nel XVII secolo dalla nobile famiglia italiana degli Odescalchi. Nel 1697 l’imperatore Leopoldo I aveva donato alla famiglia un castello e ampi terreni in questa zona come ricompensa per il contributo finanziario fornito da Papa Innocenzo XI Odescalchi alla guerra contro gli Ottomani. Livio Odescalchi, il primo proprietario, vi piantò le viti, dando inizio a una tradizione che si sarebbe protratta attraverso i secoli. Le proprietà Odescalchi furono nazionalizzate 1945 e i membri della famiglia dovettero tornare in Italia; nel 1970 venne costruita la nuova cantina che ha innescato una nuova e prospera fase per l’azienda che sarà poi privatizzata nel 1999. Attualmente il vigneto si estende per 990 ettari, di cui 330 di proprietà e 660 di aziende associate, per un totale di quasi 4 milioni di litri di vino prodotti ogni anno.
