Ritorno in Borgogna
Per chi c’è già stato e per chi non c’è stato mai, un film da non perdere.
Pubblicato il 31/10/2017

Ammirare tanta bellezza riempe gli occhi e accarezza l’anima: aleggia ovunque una sensazione di operosa serenità, si percepiscono profumi intensi e diversi, si resta colpiti e ammaliati da un territorio di campagna contornato da arte e creatività.
La produzione di vino rappresenta motivo di orgoglio, di prestigio e di gloria di questo territorio, perché qui lo Chardonnay e il Pinot Noir danno vita agli eccellenti vini di Borgogna, nettari unici, sopraffini e squisiti, che nascono dalla fusione di vari elementi: dalla composizione, profondità e drenaggio del suolo, al clima, all’esposizione dei vigneti e alla loro altitudine, nonché dal costante e assiduo lavoro dell’uomo, dalla sua passione, dal sacrificio, dal desiderio, dall’affezione e dal trasporto che si respirano nell’aria e si assaporano nel bicchiere.
Per chi ha avuto il piacere di visitare la Borgogna, o per chi tale piacere non ha avuto ma si è trovato per qualche motivo incantato di fronte al paesaggio su una cartolina, o affascinato dai suoi vini, è recentemente uscito un film, nelle sale italiane, dalla visione del quale è possibile rivivere parte di quelle emozioni provate: si tratta del film francese “Ritorno in Borgogna”, del regista Cèdric Klapisch, dal titolo originale “Ce Qui Nous Lie” (letteralmente: “è qui che ci sono i nostri legami”), che tratta della famiglia e dei sentimenti, ma con un unico e indiscusso protagonista: il vino della Borgogna.

Girato per lo più tra le vigne, descrive un territorio frammentato tra tanti proprietari, e mostra il lavoro e la vita di questi contadini legata al loro terroir, al cru, al climat, al lieu-dit e al clos, alla combinazione del sole, delle piogge, e della geologia del terreno risalente all’era del Giurassico, formato da strati di roccia di 170 milioni di anni fa: il tutto finalizzato alla ricerca di un vino dal colore, dal profumo e dal gusto speciali.
Nel corso della narrazione si parla delle tecniche di coltivazione, delle varietà degli acini, della classificazione del vino, e dei metodi di raccolta, in modo semplice ma efficace. Realistica la scena del chicco di Chardonnay messo in bocca da uno dei personaggi e masticato con concentazione, con attenzione, lentamente …il sapore e il gusto del succo arriva nella bocca degli spettatori, e l’eleganza e la finezza di quegli aromi, “…sa di limone, di lici, odora di paglia…” sembrano insinuarsi nella mente e nell’animo di tutti i presenti in sala.
In parte fiction ed in parte documentario, una “finzione nutrita dalla realtà”, scene di vita vera, come per il Paulèe, la festa celebrata alla fine della vendemmia, con riprese della vera festa, dalle 8 a mezzanotte, in cui alla platea sembra di partecipare attivamente alla contentezza e all’eccitazione dei proprietari e dei salariati che, insieme, cantano, ballano e brindano al nuovo vino.
Il film può piacere o no, quello per che lo rende interessante e coinvolgente però, è il modo in cui riesce a descrivere la Borgogna nel suo aspetto vitinicolo, con le bellissime immagini di quel territorio riprese per un anno intero, da cui è possibile seguire il cambio di stagioni e quindi l’intero processo di produzione del vino al suo ritmo reale. Indimenticabile il sole che accarezza le viti su Clos des Perrières, uno dei Premier Cru più importanti di questa zona della Francia, da cui nascono le massime espressioni dei vini Chardonnay; indimenticabile il tino pieno dei rotondi e succosi acini d’uva che si aprono con un suono croccante sotto il peso dei piedi nudi… la sensazione di sentire l’odore del succo che sprizza dagli acini, acre e vivo, è tangibile e concreto all’interno del cinema.

Il senso di appartenza ad una terra, ad una cultura, ad una casa, ad un ambiente è ben evidenziato nel film, “Lavorando la terra e prendendosi cura di essa capiamo che ci appartiene e che noi apparteniamo a lei…” il buon vino si fa nella vigna… gli affetti più forti si costruiscono in famiglia.
La pacatezza, la forza, la fragilità, la dolcezza e l’amore… negli uomini e nella natura, all’interno di un territorio, in un nucleo familiare, in un calice di vino.


Il 12 ottobre, infatti, ha partecipato con i propri soci all’anteprima del film al Palazzo del Cinema Anteo, ospiti di eccezione di Officine Ubu insieme alla stampa.
Il 20 e il 21 ottobre, poi, ha supportato con entusiasmo l’uscita nelle sale offrendo una degustazione in tema con l’ambientazione del film presso il Cinema Palestrina a Milano. L’iniziativa ha avuto grande successo, fornendo ampio riscontro all’idea che si può fare cultura del vino anche in spazi insoliti purché alla base ci sia competenza, passione e un tocco di creatività.
Nessun dubbio che il film, attualmente in distribuzione in numerose sale in tutta Italia, diventerà presto un cult per gli amanti del vino.