Lambrusco e pop-corn
Il rosso più venduto in Italia e tra i più amati nel mondo.
Pubblicato il 29/11/2017


Le terre forti e fertili del modenese di quegli anni producevano quantità sbalorditive, tipo 300 quintali di uva per ettaro, ma questa immensa produzione non generava grande qualità, e quindi i produttori, riuniti nel Consorzio di tutela, decisero di rinnovare i vigneti e di portare la produzione a cifre inferiori in quantità ma superiori in qualità.
Negli anni successivi il Lambrusco ha vissuto anche momenti non facili, ma ha sempre saputo trovare uno spazio in cui proporsi, perché è un vino che sa rappresentare il suo territorio e le persone che a questo territorio sono legate, lo coltivano e lo proteggono.
Un tempo la spuma del Lambrusco si generava grazie alla forte escursione termica invernale, per cui si interrompeva la fermentazione per poi farla riprendere nella primavera successiva, quando il vino era imbottigliato, e, in tal modo, al momento della stappatura compariva la spuma. Oggi per lo più, invece, si usa il Metodo Charmat, consistente nel riporre il vino base all’interno degli autoclavi di acciaio, dove vengono aggiunti lieviti naturali selezionati che si combinano con gli zuccheri e i sali minerali e producono la rifermentazione, da cui la presa di spuma. Esistono anche Aziende che producono Lambrusco Spumante Metodo Classico.
Mario Soldati, negli anni ’50, lo definì come “L’umile Champagne dell’Emilia Romagna”, intravedendo quindi nel Lambrusco caratteristiche intriganti, importanti e in qualche modo simili, anche se lontanamente, a quelle del celebre nettare d’Oltralpe: sicuramente meno impegnativo, ma allegro, gioviale e giusto per molte situazioni, insomma un vino che “aiuta la meraviglia”, proprio come lo Champagne.

Dal punto di vista geologico i terreni di produzione del Lambrusco sono per lo più in pianura, su un suolo di medio impasto, cioè prevalentemente argilloso, limoso e sabbioso, dove è favorito un buon drenaggio dell’acqua e allo stesso tempo una buona ritenzione della stessa, disponibile per le radici delle piante. Il clima è tipicamente continentale, con estati calde ed inverni rigidi; i venti umidi del sud arrivano asciutti, determinano poche piogge e mal distribuite.
In questo habitat il Lambrusco si è localizzato trovando qui la sua massima espressione e diventando un valore socio-economico molto importante. La cucina emiliana, con i suoi piatti tradizionali legati al maiale, come lo zampone, il cotechino e i numerosi affettati, nonché con i suoi classici lessi, ben si sposa con questo vino frizzante, fresco, profumato, moderatamente alcolico e piacevole.
Numerose le Aziende che producono Lambrusco: nel modenese se ne producono circa 9 milioni di bottiglie annue; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro si aggira sui 13 milioni di bottiglie; quello di Sorbara sui 16 milioni, il Reggiano sui 18 e il Lambrusco Salamino di Santa Croce supera le 20 milioni di bottiglie annue.
Oggi, grazie al lavoro di alcuni produttori, possiamo anche cantare “Lambrusco senza pop-corn… e via sopravvivere…” perché questo vino incarna da solo, ormai, tutti quei caratteri di piacevolezza, genuinità, leggerezza, italianità, e modernità che appagano e soddisfano le persone di tutto il mondo.

La Cantina Bassoli, ne è un esempio: con circa sei ettari vitati evidenzia i più veri tratti tipici dell’enologia locale, esalta la parte tradizionale, autentica e spontanea dell’Italia; è una Azienda a livello familiare, che si trova a Carpi, in provincia di Modena, condotta da Paolo e da suo figlio. La viticultura è gestita in modo biologico, evitando l’uso di diserbanti e concimi chimici; le uve vengono raccolte e meticolosamente selezionate, e in Cantina il lavoro è all’insegna della naturalezza e serietà. Davvero speciali i Lambruschi Bassoli, dal carattere antico e moderno insieme, nel rispetto delle tradizioni e nello spirito di innovazione. Tutta la produzione merita certamente attenzione, ma in particolare l’edizione “Re Riccardo”che declina Gold e Platinum: anche sul packaging bisogna soffermarsi perché è molto particolare, con la bottiglia ornata da una corona che scende su una etichetta in stile antico; un sigillo in cera lacca rosso con incisa una B a completamento ed effetto.

Prodotto con i vitigni Salamino e Sorbara, tenore alcolico 11°.
Nel bicchiere colpisce il colore rosso intenso, con una schiuma vivace e profumata che arriva subito al naso sospinta dall’anidride carbonica; un profumo gradevole, floreale di rosa rossa, fruttato di mora, ciliegia e frutti di bosco selvatici, e con un tocco speziato. Al sorso si offre con immediatezza e generosità, è un gusto fresco, cremoso e fragrante, con un tannino piacevole che sembra punzecchiare le pareti della bocca. Un Lambrusco che parla del suo territorio e dona vivaci emozioni.

Prodotto con i vitigni Salamino e Grasparossa, tenore alcolico 11°.
Alla vista un colore rosso rubino splendente con riflessi violacei, dal perlage fino e persistente. Al naso tanti profumi: di ciliegia, di ribes, di sottobosco, di viola e uno spiccato odore vinoso. Al gusto è ricco e completo, secco, tanto fresco da favorire la salivazione, e con una piacevole nota minerale che conferisce una leggera sapidità. L’intensità olfattiva e gustativa lo rendono apprezzabile ed elegante.
Per ambedue i Lambruschi l’ideale abbinamento è con cibi della cucina modenese: salumi, insaccati, parmigiano-reggiano, tortellini in brodo, lasagne, tagliatelle al ragù, cotechino, zampone e bollito misto, ma, in un abbinamento nord sud, possiamo affermare con convinzione che il Lambrusco sta bene anche con la pizza e…perché no….anche con i pop corn.
Società Agricola Cantina Bassoli S.S.
Via Canalvecchio di Carpi 8/C
41012 Carpi (MO)
info@cantinabassoli.it
Via Canalvecchio di Carpi 8/C
41012 Carpi (MO)
info@cantinabassoli.it