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Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio
Dalle radici dell’Aglianico alla consulenza enologica contemporanea: passione, identità e visione di un uomo del vino.
di Roberto Greco
Pubblicato il 20/05/2026
Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio

La passione per il vino nasce presto, quasi come un destino inevitabile. L’idea di diventare enologo prende forma fin dall’infanzia, trascorsa con lo sguardo rivolto verso la storica cantina di famiglia Paternoster, situata proprio di fronte alla scuola. Le giornate scorrevano contando i camion carichi d’uva e immaginando già il lavoro tra tini e fermentazioni. Finite le lezioni, il richiamo era irresistibile: pranzo veloce dai nonni, che abitavano sopra la cantina, studio nell’ufficio e poi interi pomeriggi immersi in quel mondo. Anche durante le vacanze o nei momenti liberi, la cantina restava il centro di tutto. Non una scelta, ma una dimensione naturale.

©paternosterwine.it

 

Fabio Mecca nasce a Barile nel 1982, annata definita “dei campioni”, e sin dalla nascita porta con sé anche l’eredità simbolica del bisnonno Anselmo Paternoster, fondatore dell’attività. Più che un’eredità formale, una predisposizione autentica, una luce interiore che ha trovato nel vino la propria espressione più naturale. Tanto che oggi afferma di non aver mai “lavorato” nel senso tradizionale del termine: la fatica dei viaggi, le partenze all’alba e i chilometri percorsi quotidianamente rappresentano semplicemente parte integrante di una passione totalizzante.


Dopo la laurea a Conegliano Veneto – lo stesso istituto frequentato dal nonno nel 1946 – e le esperienze formative accanto a figure di riferimento come Roberto Cipresso e Paolo De Marchi, prende forma l’attività consulenziale. 

Il vero obiettivo, però, era lavorare nella Cantina Paternoster, azienda di famiglia. In quel momento, tuttavia, la sua figura si sovrapponeva a un ruolo già presente in cantina e così, con orgoglio ma anche per esigenze personali, decide di allontanarsi dall’azienda per intraprendere un percorso autonomo nella consulenza enologica. Un cammino iniziato con determinazione e sacrificio, anche economico: i primi incarichi – racconta – venivano retribuiti simbolicamente (100 euro), ma risultarono fondamentali per costruire esperienza, credibilità e visione professionale.


Determinante si rivela il sostegno della famiglia nei momenti più complessi, consentendogli di proseguire con continuità verso i propri obiettivi. Le difficoltà, comprese le numerose porte chiuse incontrate lungo il percorso, vengono oggi interpretate come tappe necessarie alla costruzione di solidità e consapevolezza professionale. Un percorso in salita che ha richiesto adattabilità, capacità di mettersi continuamente in discussione e una forte etica del lavoro. 

 

Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio
Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio
Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio

Parallelamente prende avvio anche un’attività autonoma di promozione, attraverso l’invio dei vini a guide e redazioni specializzate, contribuendo così alla definizione di uno stile capace di valorizzare anche realtà meno conosciute.
 

Oggi segue una ventina di aziende distribuite nel Centro-Sud Italia, incarnando una figura non comune nel panorama contemporaneo: quella di un consulente enologico capace di operare in territori differenti, mantenendo un approccio personale, riconoscibile e fortemente identitario.


Sul piano tecnico ed emotivo, il legame più profondo resta con l’Aglianico, vitigno d’origine e autentica “palestra” professionale, ancora oggi considerato in parte inespresso nelle sue potenzialità più complete. Un’altra varietà, oltre al Negroamaro, su cui Fabio oggi ripone grande fiducia è il Nero di Troia, vero alfiere e chiave di volta dell’espressione enologica pugliese, vitigno complesso e di grande fascino, tra i più promettenti per il futuro della regione. 
 

Nel corso della degustazione, un passaggio significativo ha riguardato anche le differenze legate ai vigneti situati a diverse altitudini: non esistono gerarchie assolute tra viticoltura di montagna e di pianura, ma piuttosto espressioni differenti dello stesso territorio, ciascuna con una propria identità, che merita di essere compresa e valorizzata.
 

Alla presenza dei produttori, con cui condivide un rapporto di amicizia e una consolidata collaborazione professionale sul piano tecnico-enologico, abbiamo degustato le seguenti etichette:

Vesuvio Lacryma Christi Bianco Vigna del Vulcano 2023 - Villa Dora
Caprettone 80%, Falanghina 20% - Vinificazione e maturazione in acciaio per 18 mesi, poi sosta per 6 mesi in bottiglia – 13,5% vol
Vesuvio Lacryma Christi Bianco Vigna del Vulcano 2023 - Villa Dora

Etichetta simbolo della cantina Villa Dora, di proprietà di Giovanna D’Ambrosio, nel territorio vulcanico di Terzigno, alle pendici del Vesuvio. Qui, da oltre ottant’anni, convivono in perfetto equilibrio ceppi di Caprettone e Falanghina, allevati esclusivamente su antiche pergole vesuviane ancora a piede franco, testimonianza storica di una viticoltura preservata dalla fillossera grazie alla natura sabbioso-vulcanica dei suoli. Vigna del Vulcano nasce nel 2002 e si afferma fin da subito come la più autentica espressione del lavoro della cantina e dell’identità territoriale vesuviana, capace di tradurre nel calice l’impronta minerale e la forte matrice lavica. Un vino vinificato esclusivamente in acciaio, affinato sulle fecce fini per amplificarne profondità, dinamica gustativa e precisione espressiva. Una lettura territoriale di assoluto carattere, capace di confrontarsi senza complessi con le grandi espressioni vulcaniche etnee, pur mantenendo una personalità profondamente distinta.

 

Veste di un brillante oro verde. Il profilo olfattivo è raffinato ed elegante, giocato su una mineralità nitida ma mai invasiva, accompagnata da richiami di frutta fresca e fiori bianchi, erbe aromatiche e sfumature balsamiche. Emergono sensazioni di macchia mediterranea, cenni agrumati e delicati rimandi iodati che ne amplificano il respiro territoriale. L’assaggio è ricco e avvolgente, sostenuto da una struttura ampia e carezzevole nell’incedere, ma attraversata da grande energia e tensione sapida. La salinità domina la progressione gustativa con precisione ed equilibrio, conducendo verso un finale lungo, profondo e di notevole prospettiva evolutiva. Un vino che riflette con autenticità il carattere e la complessità di un grande territorio vulcanico.

Gratena Nero 2019 - Fattoria di Gratena
Gratena Nero 100% - Vinificazione in acciaio, maturazione un anno in barrique. Affinamento per 6 mesi in bottiglia – 14,5% vol
Gratena Nero 2019 - Fattoria di Gratena

Protagonista assoluto del panorama aretino per unicità espressiva è il Gratena Nero. Fu inizialmente Giacomo Tachis che, dopo un assaggio, ipotizzò si trattasse di un’evoluzione del Cabernet. Successivamente Attilio Scienza, attraverso un approfondito studio ampelografico, ne individuò il DNA, contribuendo alla sua omologazione, avvenuta nel 2010, come vitigno autoctono toscano e dando vita a un progetto esclusivo e fortemente identitario.
Raro incrocio tra Barbera e Cabernet Franc, fu subito riconosciuto come varietà dalle grandi potenzialità, tanto che il suo sviluppo venne affidato interamente alla Fattoria di Gratena, da cui il vitigno prende il nome, antica struttura colonica appartenuta ai monaci e oggi di proprietà della famiglia di Rosanna e Paolo Sieni. Oggi il patrimonio del Gratena conta quasi cinquantamila piante, caratterizzate da rese naturalmente molto contenute, comprese tra uno e un chilo e mezzo per ceppo, a vantaggio di concentrazione e riconoscibilità varietale. La vinificazione e l’affinamento avvengono esclusivamente in acciaio, scelta tecnica che preserva integrità aromatica, tensione gustativa e autenticità territoriale.

 

Nel calice si presenta di un intenso colore impenetrabile, attraversato da sfumature violacee. Il profilo olfattivo richiama con eleganza il mondo bordolese, sviluppandosi su sensazioni balsamiche e vegetali di erbe fini, unite alla polpa del frutto scuro e a una traccia boschiva che rimanda con decisione al paesaggio toscano. Seguono spezie scure, leggere nuances tostate e delicati richiami di fiori rossi macerati. L’assaggio è ancora giovanile, nonostante i sette anni di vita, già simmetrico nei valori di armonia gustativa, finale sostenuto da una trama tannica piacevole e ben integrata, mai invasiva. Il ritorno balsamico accompagna il sorso con continuità e profondità, delineando un vino capace di coniugare potenza ed eleganza senza appesantire il palato.

Unus Nero di Troia 2016 – Decanto
Gratena Nero 100% - Vinificazione in acciaio, maturazione un anno in barrique. Affinamento per 6 mesi in bottiglia – 14,5% vol
Unus Nero di Troia 2016 - Decanto

Cantina cooperativa fondata nel 2004 nel comprensorio agricolo di Troia, nata inizialmente dall’iniziativa della famiglia di Michele Pio Di Pierro, attraverso il recupero e la valorizzazione dei terreni del nonno, accompagnati da un importante lavoro di selezione e reimpianto viticolo. Il progetto ha progressivamente trasformato una superficie in origine frammentata di una dozzina di varietà tra cui Montepulciano, Sangiovese e altre varietà, orientandola verso una produzione fortemente identitaria incentrata sul Nero di Troia. Determinante, nella fase iniziale di sviluppo della cantina, il sostegno, il supporto e l’esperienza della cantina D’Araprì.

 

Unus si presenta con un colore granato intenso e compatto. Il profilo olfattivo, ancora lontano da evoluzioni terziarie marcate, conserva integrità e tensione aromatica, sviluppandosi su note di mora selvatica e prugna matura. Emergono con nettezza le sfumature mediterranee, accompagnate da sensazioni ferrose ed ematiche, cenni di chinotto, toni balsamici, pot-pourri floreale, liquirizia e tabacco. L’assaggio è dinamico e fresco, qualità che alleggeriscono la struttura e accompagnano una progressione gustativa scorrevole e profonda. Il tannino è elegante, maturo e perfettamente integrato nella massa del vino, contribuendo a definire un sorso equilibrato, articolato e di forte identità territoriale.

Primitivo Terra Aspra 2015 - Tenuta Marino
Primitivo 100% - Vinificazione in acciaio, maturazione per 24 mesi e un anno in acciaio. Affinamento in bottiglia per 12 mesi. 14,5% vol
Primitivo Terra Aspra 2015 - Tenuta Marino

La cantina della famiglia Marino opera in Basilicata, nel comune materano di San Giorgio Lucano, all’interno del Parco Nazionale del Pollino, in un’area caratterizzata da suggestivi paesaggi boschivi e calanchi. I vigneti ospitano, accanto alle principali varietà autoctone a bacca bianca e rossa, anche alcune uve internazionali, allevate su terreni ricchi di argille e da una marcata componente calcarea, a circa 500 metri di altitudine. Il Primitivo Terra Aspra nasce da un processo produttivo particolarmente accurato: prima della vinificazione, le uve sostano per circa venti giorni in cella, affrontando una naturale fase di disidratazione che favorisce un lieve avvizzimento degli acini, senza però raggiungere il vero e proprio appassimento.

 

Nel calice si presenta con un tessuto cromatico fitto e denso, granato con sfumature aranciate. Il profilo olfattivo è complesso, ricco e raffinato, si apre su erbe aromatiche disidratate, timo secco e delicate tracce vegetali, per poi evolvere verso note di gelatina di frutti di bosco e prugna disidratata. Seguono richiami di china e chinotto, su un fondo profondo di tabacco, liquirizia e cuoio scuro. Il sorso colpisce per la freschezza, capace di stimolare continuamente la salivazione e di sostenere una struttura ampia e articolata, distinguendosi per una trama tannica vellutata e fitta. Nel finale emergono persistenti ritorni balsamici, mentolati e vegetali, che conferiscono al vino profondità ed eleganza.

Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio - Seminario
Fabio Mecca Day, il linguaggio del territorio - Banco d'Assaggio
Don Anselmo 2013 - Paternoster
Aglianico 100% - Vinificazione in acciao, elevazione per 24 mesi metà in botte grande e metà in barrique. In bottiglia per un altro anno. 14% vol
Don Anselmo 2013 - Paternoster

Con quest’annata 2013 Fabio torna idealmente a casa e alle proprie radici, un vino profondamente legato alla memoria familiare e alla figura del bisnonno Anselmo. Il vino nasce infatti dalle ultime vigne impiantate da lui tra il 1965 e il 1966, un piccolo podere di circa quattro ettari che rappresenta ancora oggi un patrimonio identitario di straordinario valore. Dal 2016 l’azienda è entrata nell’orbita della Tommasi Family Estates.

Un vino che dimostra una notevole capacità di sfidare il tempo, nato da un’annata inizialmente complessa ma riequilibrata climaticamente a partire dalla fine di giugno. Le condizioni stagionali hanno riportato la vendemmia a ritmi ormai quasi dimenticati, con raccolta effettuata verso la fine di ottobre, secondo una scansione temporale più vicina alla tradizione contadina del passato.


Il profilo olfattivo si presenta inizialmente contratto, per poi aprirsi progressivamente su una trama aromatica complessa e stratificata. Emergono dapprima sensazioni metalliche di ruggine, ghisa e metallo bagnato, espressioni di una mineralità evoluta e profonda. Successivamente il vino si distende verso note di frutta secca, mora disidratata e prugna, accompagnate da un elegante pot-pourri floreale. L’evoluzione terziaria richiama cera d’api, coppale, miele di castagno e incenso, sostenuti da un sottofondo fumé e vulcanico che riconduce con decisione al territorio d’origine.
L’assaggio è caldo e avvolgente, ma perfettamente rifinito da una viva sensazione di freschezza sostenuta dalla componente salina, la traccia tannica, abbastanza evoluta risulta fine, accompagna una progressione gustativa armonica e profonda. Il finale, pienamente maturo nella beva, restituisce con autenticità il carattere territoriale del vino e la sua straordinaria capacità di evoluzione nel tempo.

Morrone 2012 - Tenuta Santa Lucia
Syrah 100% - Vinificazione in acciaio, maturazione per 24 mesi in barrique - Sosta in bottigia per altri 2 anni - 14% vol
Morrone 2012 - Tenuta Santa Lucia

Realtà vitivinicola situata alle porte di Roma, Tenuta Santa Lucia è guidata con grande rigore e sensibilità da Gabriella Fiorelli, Master Sommelier e viticultrice, insieme al marito Claudio Colantuono. Un progetto di poco meno di cinquanta ettari nato inizialmente sotto la consulenza di Attilio Scienza, che ha contribuito all’individuazione dei vitigni, delle esposizioni e delle parcelle più vocate, definendo l’identità produttiva dell’intera tenuta. Successivamente, il coinvolgimento di consulenti di alto livello come Franco Bernabei e da ultimo Fabio Mecca ne hanno definito il carattere territoriale. In vigna convivono varietà nazionali e internazionali a bacca bianca e rossa, tra cui il Syrah, protagonista assoluto del vino in degustazione.

 

Nel calice si presenta con un granato vivo e limpido. Il profilo olfattivo è ampio e stratificato, giocato su un elegante intreccio di confetture di frutta rossa matura e speziature di pepe nero, accompagnate da erbe aromatiche e leggere affumicature che richiamano la foglia di tè. Emergono poi richiami di scatola di sigari, legno di cedro e humus silvestre, in una progressione complessa e profonda che sorprende per integrità ed energia nonostante i quattordici anni di evoluzione.
L’assaggio è ancora dinamico e vitale, sostenuto da tannini grintosi ma ben definiti, capaci di dare slancio e ritmo alla progressione gustativa. Colpisce l’equilibrio tra salinità e mineralità, che accompagna il sorso verso un finale ricco di spessore, profondità e grande piacevolezza. Un vino che unisce la leggerezza espressiva di un corpo giovane alla consapevolezza e alla complessità di un uomo maturo.

Don Raffaele 2021 - Baroni Capoano
Gaglioppo 100% - Vinificazione in fermentini termocondizionati, maturazione per un anno in acciao e altri 14 mesi in barrique - 14% vol
Don Raffaele 2021 - Baroni Capoano

Cantina calabrese di proprietà di Massimiliano Capoano, appartenente a una famiglia di lontane origini campane trasferitasi nella terra di Cirò già nel 1270, quando le venne affidato un feudo cardinalizio da Papa Celestino. Oggi la proprietà si estende su circa trenta ettari vitati distribuiti lungo la costa ionica cirotana, un territorio profondamente segnato dall’influenza marina e da condizioni pedoclimatiche particolarmente vocate alla viticoltura. In degustazione il Don Raffaele, etichetta ottenuta da vigne ultra ottantenni situate sulla collina di Sant’Anastasia, area caratterizzata da costante ventilazione ed elevate escursioni termiche, elementi fondamentali per preservare integrità aromatica e tensione gustativa. Una produzione artigianale e limitata, che raramente supera le cinquemila bottiglie e varia sensibilmente in funzione dell’annata.

 

Un vino che racconta il Sud attraverso un’espressione lontana dagli stereotipi, fatta di eleganza, autenticità e grande piacevolezza di beva. Il profilo olfattivo si apre su fragranti richiami di frutta rossa fresca, avvolti da una sottile vena salmastra e iodata che richiama con decisione la matrice marina del territorio, seguono sfumature più scure di sottobosco vegetale e macchia boschiva, accompagnate da cenni di liquirizia e spezie fini.
Il sorso si distingue per una freschezza tartarica incisiva e per una trama tannica vibrante ma perfettamente cesellata, capace di accompagnare il vino con eleganza e continuità. Ne emerge una veste raffinata, compiuta e di straordinario equilibrio, sintesi di un lavoro in vigna e in cantina condotto con precisione e profonda sensibilità territoriale.

Mastroterenzio Moscato di Saracena 2013 - Feudo dei Sanseverino
Moscato di Saracena 100% - Macerazione per 50 giorni sulle bucce, poi un anno in acciaio e altri 24 mesi in barrique - 16% vol
Mastroterenzio Moscato di Saracena 2013 - Feudo dei Sanseverino

Feudo dei Sanseverino nasce nel 1999 dalla famiglia Bisconte e rappresenta oggi una delle realtà più impegnate nella tutela e valorizzazione del Moscato di Saracena, raro vitigno identitario ancora poco conosciuto ma capace di esprimere un potenziale enologico di assoluto interesse. Una piccola produzione inserita in un territorio marginale e poco esplorato, che negli anni ha saputo affermarsi grazie a un lavoro rigoroso e profondamente legato alla tradizione locale. Il Maestro Terenzio nasce inizialmente quasi per caso, come selezione spontanea di una piccola partita di uve Moscato rimaste in cantina dopo la vendemmia e non destinate alla vinificazione principale. Da queste uve, sottoposte a un naturale processo di appassimento, prende forma un passito di grande concentrazione e complessità aromatica. Il mosto, con una gradazione zuccherina iniziale di circa 36 °Babo, affronta una fermentazione lenta e progressiva, raggiungendo naturalmente un equilibrio di notevole precisione tra componente alcolica, residuo zuccherino e acidità. Un processo che consente di preservare integrità aromatica, profondità gustativa e una sorprendente tensione acido-sapida.

 

Nel calice si presenta con un’ambra scura e densa. Il profilo olfattivo richiama immediatamente atmosfere “natalizie”, con note di canditi, frutta secca, panforte e torrone, accompagnate da sfumature di erbe aromatiche disidratate, rosmarino e foglia di tè. Emergono poi leggere affumicature, richiami di chinotto e scorza d’arancia candita, in una continua evoluzione aromatica che conduce verso accenti balsamici e tocchi tostati di cacao.
L’assaggio è ricco, avvolgente e dolce, ma mai stucchevole, sostenuto da un equilibrio gustativo impeccabile che dona slancio e profondità alla progressione. Un vino di straordinaria personalità, pensato per la condivisione e capace di trasformare la degustazione in un autentico momento di racconto territoriale.

Fabio Mecca
Tel. +39 328 775 8869

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