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Marchesi di Barolo, l'anima delle sue vigne
Nel cuore delle Langhe, il Nebbiolo rivela le peculiarità dei vigneti e la ricchezza di un territorio dalla straordinaria identità vitivinicola
di Redazione Centrale
Pubblicato il 26/10/2026

All’Hilton Rome Eur La Lama, la Fondazione Italiana Sommelier ha ospitato Anna e Valentina Abbona per un viaggio nel territorio del Barolo. Un’occasione per raccontare l’identità dei vigneti e degustare grandi interpretazioni di Nebbiolo.

Fotografia

Ci sono territori che hanno fatto la storia del vino italiano e aziende che, nel tempo, ne sono diventate custodi e interpreti. Marchesi di Barolo appartiene a questa storia. È una vicenda che attraversa secoli di cultura vitivinicola e che continua a rinnovarsi attraverso il lavoro della famiglia Abbona, protagonista di una serata di approfondimento.
 

Il seminario Marchesi di Barolo: i cru della storia ha accompagnato i partecipanti alla scoperta di sei vini, dal Nebbiolo d’Alba Roccheri 2022 al Barolo Sarmassa Riserva 2016, attraverso alcune delle espressioni più rappresentative della produzione aziendale. A raccontare questa eredità sono state Anna e Valentina Abbona, in un percorso guidato da Massimo Billetto, che ha saputo intrecciare tecnica e narrazione del territorio.

Marchesi di Barolo: una storia che attraversa le Langhe

Per comprendere l’identità di Marchesi di Barolo bisogna tornare alla prima metà dell’Ottocento, quando, nelle storiche cantine della famiglia Falletti, prese forma il Barolo nella sua interpretazione moderna. Un passaggio fondamentale fu legato all’intuizione della Marchesa Giulia, che contribuì a trasformare il vino prodotto con il Nebbiolo in un’espressione più stabile e strutturata, destinata a conquistare un posto di primo piano nella storia enologica italiana.

Nel 1929 le antiche cantine furono acquistate da Pietro Abbona, insieme ai fratelli e alle sorelle. Da allora, la famiglia ha continuato a custodire e sviluppare questo patrimonio, arrivando oggi alla sesta generazione di produttori, con Ernesto e Anna Abbona e i figli Valentina e Davide. Un percorso fondato sulla conoscenza delle vigne, sulla valorizzazione delle differenze territoriali e sulla volontà di mantenere vivo il legame tra ogni vino e il luogo da cui proviene.

Le storiche cantine di Barolo conservano ancora le cinque grandi botti della Marchesa, testimonianza tangibile di una tradizione che continua a vivere nel presente. È proprio in questa continuità, tra memoria e ricerca, che si riconosce la filosofia produttiva dell’azienda.
 

Marchesi di Barolo: presentazione aziendale
Il servizio in sala dei Sommelier
Il carattere dei cru: Cannubi, Coste di Rose e Sarmassa

Il cuore della degustazione è stato il confronto tra diverse espressioni del Nebbiolo, vitigno che nelle Langhe trova una delle sue interpretazioni più celebri. Il percorso ha preso avvio dal Nebbiolo d’Alba Roccheri 2022, per proseguire con il Barolo del Comune di Barolo 2021 e concentrarsi quindi su tre nomi che appartengono alla storia della denominazione: Coste di Rose, Cannubi e Sarmassa, tutti presentati nell’annata 2021. A chiudere la selezione, il Barolo Sarmassa Riserva 2016.

Il valore di una degustazione di questo tipo risiede soprattutto nella possibilità di osservare come un medesimo vitigno possa esprimere identità differenti in relazione ai suoli, all’esposizione, alla conformazione delle colline e alle scelte di vinificazione e affinamento.

Cannubi occupa una posizione centrale nell’area del Barolo, dove si incontrano differenti formazioni geologiche, dando origine a suoli caratterizzati da una significativa componente calcarea. Coste di Rose, nel Comune di Barolo, si distingue per la forte pendenza e per terreni ricchi di sabbia e limo, mentre Sarmassa presenta suoli prevalentemente calcareo-argillosi e una consistente presenza di scheletro. Tre luoghi diversi, tre identità territoriali che contribuiscono a definire il carattere dei rispettivi vini.

La valorizzazione dei cru storici rappresenta una tappa significativa nel percorso di Marchesi di Barolo. Nel 1973, su invito di Luigi Veronelli, l’azienda vinificò separatamente Cannubi, Coste di Rose e Sarmassa, contribuendo a rafforzare una visione del Barolo capace di mettere in evidenza le peculiarità dei singoli vigneti. Una scelta che anticipava la crescente attenzione verso l’origine e l’identità territoriale, oggi centrali nella cultura del vino di qualità.

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Sei vini, un territorio da conoscere

La selezione proposta ha permesso di attraversare differenti livelli di lettura del territorio: dal Nebbiolo d’Alba, utile a introdurre il vitigno e il suo carattere, al Barolo del Comune di Barolo, espressione più ampia della denominazione, fino ai singoli cru e alla Riserva.

Il confronto tra il Barolo Sarmassa 2021 e la Riserva 2016 ha inoltre offerto l’occasione per riflettere sul ruolo del tempo. L’affinamento e l’evoluzione in bottiglia sono parte integrante della sua identità, soprattutto per un vitigno come il Nebbiolo, capace di attraversare gli anni mantenendo complessità e struttura.
A rendere prezioso il seminario è stata anche la presenza di Anna e Valentina Abbona, che hanno portato il punto di vista della famiglia produttrice, dando voce a una storia in cui la continuità generazionale non è soltanto un’eredità da conservare, ma una responsabilità da interpretare.
 

La serata dedicata a Marchesi di Barolo ha raccontato il valore della storia quando continua a dialogare con il presente, la ricchezza di un territorio quando viene interpretata senza perdere il legame con le proprie origini e il ruolo della famiglia nel mantenere viva una cultura vitivinicola di straordinaria importanza.

Marchesi di Barolo
Via Roma, 1 - 12060 Barolo CN
Tel. 0173 564419
www.marchesibarolo.com
reception@marchesibarolo.com

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