Il filo (d’olio) d’Arianna
Aperto da pochi mesi nel quartiere africano, questo nuovo ristorante è interamente dedicato all'extravergine di oliva abbinato, di volta in volta dalla Sommelier, ai piatti. Un'idea straordinaria.
Pubblicato il 01/02/2017

Dalla cucina, a vista per chi si accomodi al piano inferiore, escono i piatti progettati dalla chef Anastasia Paris: quando esce a salutarci, la talentuosa ventiduenne ha molta cordialità ma poche parole; come a dire: «Non parlano abbastanza i miei piatti?». In effetti, i piatti hanno ben la loro da dire.
A modo d’amuse-bouche, il patron Stefano Donaudy Mastelloni ci serve due olî extravergine d’oliva su altrettante fette di pane: l’una semplice accoglie il fruttato leggero dell’“Antinoo” dell’Azienda di Tivoli “Lauri Gianluca Maria”, l’atra bruscata è il letto dell’Olio Novello della ragusana “Cutrera”; e intanto ci racconta la sua idea: aprire un ristorante interamente dedicato all’Olio, allo scopo di lasciar apparire l’Olio attraverso i piatti.
Ci affidiamo a due delle tre degustazioni che ci vengono proposte, attraverso le quali – come il filo d’Arianna attraverso i sentieri del Labirinto di Asterione in Creta – ci guida il filo d’olio degli abbinamenti proposti. All’inizio forse non sarà facile comunicare al grande pubblico romano l’idea dell’abbinamento cibo-olio a tavola, ma qui fanno affidamento sulla curiosità e la sorpresa della scoperta; come si dice: «Provare per credere!».

Abbiamo provato anche la degustazione di verdure, con entrée raffinata ed eloquente di “Uovo lento in crosta di Parmigiano con spuma di cipolla rossa e alga ‘wakame’ ripassata”; in abbinamento abbiamo un filo di “Guadagnòlo dulcis” di Fattoria Ramerino (Toscana, blend): la frutta secca che caratterizza il naso di quest’olio sposa bene il piatto mentre bisogna dire che l’intensità di bocca in questa fase dell’anno non appare del tutto adeguata a quella del cibo, anche se l’insieme risulta sempre gradevolissimo e anzi invitante. Anche qui tre assaggi per il main course. Ben due si accompagnano al Leitmotif dell’“Olivastro” di Quattrociocchi: una “Sfoglia di macaron all’amaretto e zucca” e un delizioso ed equilibratissimo “Flan di castagne e crema di mandorle amare alla lavanda”; in entrambi i casi, sono il verdeggiare dell’olio e la sua mandorla in chiusura di bocca ad abbracciare singole caratteristiche rintracciate ad arte nei sapienti piatti della chef: ed è interessante ed utile provare i due abbinamenti l’uno al fianco dell’altro, in cerca della specificità dell’olio; chiudiamo questa degustazione con una “Tartelletta salata con crema di cavolo nero e stracciatella” abbinata al “D.O.P. Valli Trapanesi” di Titone (Sicilia, Nocellara del Belice con Cerasuola e Biancolilla): il sentore di pomodoro sostiene un buon piccante, mentre l’amaro in secondo piano lascia il giusto spazio alla verdura che stiamo mangiando.
Infine, ci godiamo il dessert: “Budino all’olio dello chef Filippo Artioli” con lo strepitoso “46°parallelo” di Frantoio di Riva, che non sappiamo esimerci dal domandare anche a parte in bicchierino e che troviamo in forma perfetta ancora in questa stagione.
Il ristorante è dotato di una buona carta dei vini: giustamente limitata (certo per non togliere scena agli altri protagonisti dell’offerta di menu), è però costruita ad ampio raggio e consente abbinamenti piú che soddisfacenti con tutti i piatti della proposta gastronomica; è stata curata da Augusta Boes, sommelier diplomata in Fondazione.
Tutto può, e deve, ancora crescere: ma speriamo che Roma si renda conto del bisogno che aveva di un’idea cosí.
FILODOLIO
Via Tripolitania, 147
00199 Roma
Tel. 06 86212938
info@filodolioroma.it
Via Tripolitania, 147
00199 Roma
Tel. 06 86212938
info@filodolioroma.it
Immagini fornite dall’Ufficio Stampa di Filodolio