Il Cesanese
Un piccolo viaggio nel mondo del Cesanese del Lazio attraverso 14 assaggi, una performance che ha mostrato il grande livello raggiunto negli ultimi anni.
Pubblicato il 05/04/2017

I territoridelle doc e della docg sono diversi ma non tra di loro, sono diversi al loro stesso interno. Sia l’areale di Olevano Romano che quello del Piglio comprendono zone di arenarie, di scisti, di pozzolana, terreni di origine vulcanica, argillosi, tufacei e con diverse quantità di componenti calcaree. Variegate sono le altitudini, che vanno dai 235 ai 550/600 m.s.l.m. in entrambe le zone, un po’ più alte quelle di Affile. I vigneti sono esposti a est, ma anche a ovest, talvolta a sud e a nord. Le colline vitate sono protette dal freddo degli Appennini dal Monte Scalambra, la montagna che introduce la dorsale appenninica, il clima è quello laziale, mediterraneo, che ancora gode delle brezze provenienti dalla costa, con buone e persistenti escursioni termiche. Il vitigno cesanese non è un vitigno ubiquitario o costante, è uno di quelli che “legge” il terreno, le sue caratteristiche varietali tendono a dare risultati differenti a seconda di quelle pedoclimatiche: terreni, microclima, esposizioni, elementi che appaiono diversificati all’interno delle sue denominazioni. Lo stile del produttore, poi, è fondamentale, ma questa è cosa ovvia.

Cesanese Rosato Lazio IGT Tucuca 2015 – Cantine Riccardi Reale, Olevano Romano
Cesanese Lazio IGT Annì 2015 – Casal Mattei, Olevano Romano
Cesanese di Olevano Romano Doc Silene 2015 – Damiano Ciolli
Cesanese del Piglio DocgTenuta della Ioria 2015 – Casale della Ioria
Cesanese di Olevano Romano Superiore Doc Giacobbe 2015 – Alberto Giacobbe
Cesanese del Piglio DocgJu Quartu 2015 – La Visciola
Cesanese di Olevano Romano Superiore Doc Tenuta al Campo 2014 – Az. Agr. Proietti
Cesanese di Olevano Romano Doc 2014 – Marco Antonelli
Cesanese di Affile Doc Capozzano 2014 – Formiconi
Cesanese del Piglio DocgRomanico 2014 – Coletti Conti
Cesanese del Piglio DocgCollefurno 2013 – Carlo Noro
Cesanese del Piglio DocgBolla di Urbano 2013 - Pileum
Cesanese del Piglio DocgVajo Scuro 2013 – Giovanni Terenzi
Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2012 - Migrante

Difficile parlare di riconoscibilità dei cesanesi di Olevano Romano rispetto a quelli del Piglio o a quello di Affile; a caratterizzare maggiormente ciascun calice, oltre allo stile del produttore, almeno in questa occasione, è stata l’annata. I vini della 2015: aromi fruttati e floreali, talvolta con cenni selvatici, freschi, corposi, con tannini ben trattati e buona persistenza. Sorprendentemente eleganti quelli della 2014, annata anticipata come difficile: complessi nei profumi, di bella freschezza, equilibrati, con tannini ben integrati, piacevole e fine bevibilità, buona morbidezza e lunga chiusura. Le annate 2013 e la 2012 hanno fatto notare il tempo passato, ma solo nella evoluzione dei profumi di frutta più matura, di fiori e spezie, altre note più rotonde come più rotondo era il gusto, sempre gradevole e persistente. I produttori hanno raccontato i terreni, la storia aziendale, le tecniche in vigna ed in cantina, l’uso delle vasche di cemento e di acciaio e le loro differenze, rispondendo a domande tecniche specifiche che sono state poste dagli ospiti. Piccoli produttori che lavorano in biodinamica, aziende in conversione biologica, produttori che, pur non essendo in certificazione biologica, conducono la vigna con pratiche agronomiche improntate all’assoluto rispetto dell’ambiente. Una nota rosa: era presente una giovane produttrice. Una prestazione di cesanese di assoluta qualità, il condiviso alto livello dei vini, la grande piacevolezza di beva, l’assenza di difetti, ha sorpreso gli stessi produttori. Uno dei essi, probabilmente il produttore di cesanese più conosciuto dagli amici di Bibenda, Anton Maria Coletti Conti, ha voluto sottolineare un aspetto molto importante: degustare 14 cesanese tutti di tale livello sarebbe stata una cosa impensabile fino a 10-15 anni fa. Tutti d’accordo. Oggi è una piacevole realtà e non un caso. Questo significa due cose: che il cesanese è un vitigno che può offrire vini strepitosi e che il Lazio del vino sta lavorando bene. Moltissimi produttori laziali hanno capito che la conversione verso la viticoltura di qualità, tralasciando quella storica di quantità, è ormai un diktat assoluto. Per il cesanese, in particolare, forse sarebbe da rivedere la classificazione, qualcuno ha suggerito la riunificazione in un’unica denominazione, magari con tre sottozone corrispondenti alle aree puramente geografiche. Non che questo sia fondamentale per la qualità e per godersi un buon calice. Ma la strada per elevare la reputazione dei vini del Lazio è ancora tutta in salita. I produttori stanno lavorando sodo e bene, i 14 della nostra degustazione sicuramente. I comunicatori devono fare la loro parte, i ristoratori anche e soprattutto.