Doc e Docg costano 60 milioni l'anno
Secondo l'Unione Italiana Vini è questa la spesa annua affrontata dalle aziende vitivinicole per le certificazioni dei vini.
Pubblicato il 29/11/2017

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini commenta i dati emersi dall’esclusiva analisi del Corriere Vinicolo – Unione Italiana Vini, in merito al quadro attuale dei costi della certificazione dei vini italiani.
“Dematerializzazione, sistemi alternativi di tracciabilità, uniformità dei costi a livello nazionale, semplificazione delle procedure per le piccole DOC, sono i quattro punti cardine della proposta che UIV ha presentato alla filiera ed al MIPAAF nel confronto in atto sui decreti attuativi del Testo Unico - ha sottolineato ancora il presidente di Unione Italiana Vini - Proposte chiare ed efficaci nel conciliare riduzione dei costi e miglioramento della macchina dei controlli capaci di avviare la revisione del sistema anche verso una maggior uniformità dei costi a livello nazionale”.
“Il sistema dei controlli e della certificazione delle denominazioni è un punto di forza del nostro vino, ma vogliamo che funzioni meglio - continua Ernesto Abbona - Crediamo che le nostre proposte per razionalizzare e ottimizzare la macchina della certificazione porterebbero più efficacia nel monitoraggio della tracciabilità e nei controlli, abbattendo in maniera considerevole i costi, interni ed esterni, a carico delle aziende”.
Le proposte di Unione Italiana Vini. I costi ispettivo/documentali e le fascette, che rappresentano l’80% dei costi complessivi della certificazione, sono i due temi sui quali si dovrà lavorare per ridurre sensibilmente gli oneri economici e le sperequazioni tariffarie del sistema di certificazione.
“Poter contare sul registro telematico pienamente operativo e pienamente interconnesso con gli OdC rappresenterà la vera svolta del percorso di certificazione. - sottolinea Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini - L’Amministrazione pubblica, di concerto con gli Organismi di Controllo, deve procedere speditamene verso l’attuazione di questo percorso. Alle imprese è stato chiesto un grande sforzo economico ed organizzativo, di cui ancora non vediamo risultati compiuti”.
“I costi di acquisizione e gestione della fascetta rappresentano la seconda voce di costo delle imprese. – aggiunge Paolo Castelletti - La liberalizzazione della stampa delle fascette da tipografie autorizzate e l’introduzione di sistemi alternativi di tracciabilità che siamo riusciti ad ottenere con il Testo Unico porteranno a notevoli economie in questa voce di spesa, favorendo, inoltre, elemento non secondario, la diffusione della tracciabilità del vino anche in quelle DOC ed IGT dove i costi della fascetta non sono oggi sostenibili dalle imprese”. “Per le Doc sotto i 10 mila hl di prodotto, che rappresentano il 70% del totale delle denominazioni, dopo aver ottenuto nel Testo Unico il passaggio degli esami chimici da “sistematici” a “campione” - conclude Paolo Castelletti - abbiamo proposto che, nei decreti attuativi la percentuale di controllo ispettivo/documentale sia ridotta del 50% (passi cioè dal 10% al 5%)”.